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Pensando e ripensando a cosa scrivere attraverso le pagine del mio blog, ho deciso di provare a raccontare la mia Puglia attraverso una prima, breve panoramica, con la quale conoscere il mondo del vino pugliese, iniziando dal principio.
Questo breve articolo vuol’essere un primo accenno di una lunga storia che approfondirò nel tempo. Buona lettura!

Racchiudere la Puglia e la sua storia vinicola in poche righe è sicuramente cosa molto difficile: la lunga tradizione vinicola, le evoluzioni susseguitesi negli anni e soprattutto una superficie vitata molto estesa, da sempre rigogliosa e produttiva, arrivano ai giorni nostri partendo da molto lontano.

Come notizie storiche ci raccontano, la coltivazione della vite era già presente poco prima che i Fenici arrivassero in Puglia intorno al 2000 a.C.; arrivarono poi i Greci i quali portarono alcune nuove varietà e tecniche di coltura.

 

Anfora greca da vino, custodita presso una cantina locale. Collezione personale C. Quarta. –  Ph. Jacopo Duma

Furono i Romani al loro arrivo, a trovare vini piacevoli e vigneti fiorenti, merito dei predecessori, confermando altisonanti “voci di corridoio” come quelle di Plinio Il Vecchio o del poeta Marziale; già in quest’epoca risaltavano i vini provenienti da Brindisi e dalla Valle D’Itria, dove i romani erano abili anche nel produrre olio d’oliva, dal cui residuo di produzione ricavavano olio lampante per illuminare l’impero. Nonostante la caduta dello stesso ed il periodo di crisi che ne susseguì, la Puglia non ebbe nessun calo produttivo, anzi, la produzione ed il commercio del vino rimase un’attività importante per l’economia della regione.

Sorvolando il periodo seguente ed apprezzando la passione per la vite ed il vino di Federico II di Svevia, ripercorriamo un momento favorevole e commercialmente importante, viste le numerosi navi che partivano dai Porti di Brindisi e dello Ionio alla volta di Venezia e dei porti orientali.

La produzione pugliese, non si ferma neanche nei secoli successivi, trovando un impulso importante nel XIX Secolo, quando l’Europa vinicola è distrutta dalla Fillossera ed i commercianti Francesi e del Nord, acquistano vino pugliese in grandi quantità per compensare la carenza di produzione, motivo per cui la superficie vinicola della Puglia triplica. Alcune aziende italiane e non, costruiscono alcuni moderni impianti nella regione, dove fanno base per incrementare le proprie produzioni. Ricordiamo i Fratelli Folonari che costruirono ben 5 stabilimenti.
L’insetto però non ha pietà per il tacco d’Italia ed intorno al 1920 mette in crisi la produzioni riducendola a un sesto.

Ci vorranno diversi anni, per recuperare il patrimonio vinicolo pugliese, così come lo apprezziamo oggi; questo “rinascimento vinicolo” con conseguente e graduale ingresso nella nuova era dei vini pugliesi, non tarderà ad arrivare; nell’arco di un trentennio infatti (considerate anche le due guerre),  grazie a diversi attori locali, avremo i primi imbottigliamenti nonché il primo importante slancio con il “Five Roses” di De Castris, primo rosato pugliese ed italiano imbottigliato, in assoluto.

Fermentini all’interno della Cantina “Antico Palmento” a Manduria, proprietà della Fam. Garofano – Ph. Andrea De Carlo

Seguiranno altre etichette, ma soprattutto arriverà Severino Garofano, colui che prenderà “per mano” la regione influenzandone produzione e visione.
L’enologo irpino, definiva la Puglia come

una vigna tra due mari che dava rossi possenti e solari e delicati rosati.

Da sempre innamorato del Negroamaro, sulla base di numerose collaborazioni con aziende salentine ed in generale pugliesi, sarà autore di vini importanti ed ancora oggi ai vertici della produzione e della qualità, come “Graticciaia” di Agricole Vallone, “Notarpanaro” e “Patriglione” di Cosimo Taurino e “Le Braci” ultimo capolavoro nato nella sua stessa azienda a Copertino.

Severino Garofano
Severino Garofano. Enologo, autore del riscatto del Negromaro – Ph. Andrea De Carlo

Oggi, nel 2019, la Puglia è una realtà con identità forti e precise, grazie all’utilizzo dei numerosi vitigni autoctoni come Primitivo, Negroamaro, Susumaniello, Nero di Troia ed ovviamente i suoi vini rosati, con cui sta conquistando i mercati più importanti ed soprattutto i wine lovers di tutto il mondo che guardano alla regione ,anche per l’ottima cucina e le sue numerose meraviglie!

Andrea De Carlo

PUNTA PALASCIA. Costa adriatica. Salento. – Ph. Andrea De Carlo